L'Artista

Quanti Viandanti sono passati da qui

Fiore Cagnetti, nasce a Vignanello (VT) il 9 Aprile 1950. Inizia a dipingere da autodidatta fin da giovanissimo. Nel 1962 apprende le tecniche del disegno dal maestro Piero Ammannato.
 Nel 1974 frequenta la facoltà di architettura a Roma. Nel corso degli anni realizzerà diverse opere a destinazione pubblica tra cui spicca il Palio di Sant’Anselmo per Bomarzo (VT)

IL pensiero che conduce le opere di Fiore

“Quanti libri bisogna leggere ….. Quante chiavi bisogna trovare ……..Quante porte attraversare…..? ...... Quante pietre bisogna raccogliere per costruire la propria torre ? ......Viandanti con la propria ombra e con compagni immaginari…

Alcune mostre personali e collettive che gli piace citare negli anni:

1975 Roma,Galleria Internazionale d’Arte Moderna”Il Pasquino”.

1980 Roma,Galleria “Il Capricorno" .

1991  Vallerano(Vt) personale di pittura presso la  sede  della Proloco

1994 Caprarola “Mostra di Pittura  Ex-Scuderie diPalazzo Farnese”.

1995 Bolsena (VT)  “Mostra di Pittura presso la chiesa  di S. Francesco"

1995 S.Oreste (Vt)  Mostra di Pittura nel sala Palazzo Caccia-Canali

1996 Canepina (Vt)  Mostra di Pittura presso la Chiesa S. Pietro "I linguaggi dell'arte "

1996 Roma “Mostra di Pittura VII Aeroporti di Roma Club”.

1997 Bomarzo Personale di Pittura  presso il  palazzo Orsini

Negli anni successivi ha continuato a lavorare sulle stesse tematiche a lui  care partecipando a mostre sul territorio della Tuscia .

 2001 Soriano "Personale presso la sala del comunale"  in concomitaza della sagra delle castagne, nello stesso anno realizza su tela il Palio della XXXIV  per la rappresentazione medievale

Ora ha ripreso il cammino con queste personali:

  2009

          Montefiascone VT Volo Divino Aprile

          Bolsena VT  Personale  di Fiore Cagnetti,  Agosto

          Pistoia Arte contemporanea Città di Pistoia,  Settembre

          Pero (MI) Atahotel  Expo Fiera  Mostra personale “Celtic dream”. 10 ottobre - 10 novembre 2009

Orvieto(TR) Mostra collettiva Palazzo dei Sette “Confronti” Novembre

 

 

 

 

 Soriano nel cimino (VT) Personale di Fiore Cagnetti dal 1 Dicembre al 6 Gennaio 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 2009 ha prestato le sue immagini a una favola:   "SCOIATTOLINA & PETTIROSSO",

racconto scritto da Annalisa Fracasso, edito dalla casa editrice CINQUEMARZO di Viareggio

Domenica 12 e 19 dicembre 2.009 "Scoiattolina & Pettirosso" saranno per le strade di Viareggio a far felici i bambini !

l'opera è stata stampata in 1000 copie e è stata segnalata al Concorso Nazionale Rime & Racconti intitolato al Mondo degli Animali

 

2010

Pomezia  (Roma)  Collettiva d'arte In Principia, 2° Premio Figurativo, dal 16  Gennaio al 30 Gennaio

Pomezia  (Roma)  Collettiva d'arte DONNA femminile , plurale  dal 13 - 27 Marzo 2010 Galleria Hesperia Pomezia (RM)

 

 

Montefiascone (VT)  9 Maggio 2010 Incontro con   presso la Rocca dei Papi 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Civitavecchia (Rm) ForteMichelangelo 29 Maggio Al 5 Giugno 2010 Kromaticamente Parlando" , 

A Cura di  Ilaria Pergolesi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bomarzo (VT) dal 19 al 27 Giugno , Prima Collettiva di Artisti in Tuscia presso Palazzo Orsini.

Patrocinio del Comune e della Pro-Loco di Bomarzo

 

 

 

 

 

 

 

 

Di seguito è stato riportato il pensiero di alcuni Critici, Giornalisti e Curatori incontrati in questi anni dal Viandante.

Che non si confonda il pensiero del critico o del libero pensatore che esprime la sua opinione sull'opera con il pensiero dell'artista che è riportato solo nelle sue opere e questo vale anche nelle opere di  Fiore  …”

“Quanti libri bisogna leggere ….. Quante chiavi bisogna trovare ……..Quante porte attraversare…..? ...... Quante pietre bisogna raccogliere per costruire la propria torre ? ......Viandanti con la propria ombra e con compagni immaginari…

 

 

 

  da Orvieto(TR) Mostra collettiva Palazzo dei Sette “Confronti” Novembre 2009

Fiore Cagnetti ci spostiamo invece in tutt’altra dimensione, che benché intrisa di suggestioni oniriche, in realtà trova ragion d’essere in una ricerca formale ed iconografica che può essere letta in chiave preraffaellita. La fata di ambra silvana (2009), attraverso la delicata ed idealizzata bellezza della figura femminile, si fa portavoce di un rinnovato sodalizio tra Uomo e Natura. I capelli creano un tutt’uno con le foglie e le bacche, come una nuova Dafne che accoglie in sé la trasformazione, anche se qui la volontà di assimilarsi al resto della Natura è spontanea, e non vincolata da un’aggressione esterna, come quella perpetrata da Apollo. Fatina sotto le foglie (2007) sembra derivare dall’Ofelia (1852) di John Everett Millais, ma forse è più una suggestione mia che l’effettivo intento dell’artista. Ma se la protagonista shakespeariana è morta ed il suo corpo galleggia lieve sulle acque del Tamigi, qui la bambina è ben viva, ed il fatto di essere sommersa da foglie autunnali ne fa la fatina del bosco. Come nella cultura celtica, ella diviene la rappresentazione dello spirito del bosco, e quindi della Natura. Viene da chiedersi come mai tanta bellezza ed armonia necessitino di una realtà così distante dalla nostra per essere espresse; forse c’è bisogno di rifugiarsi in un ideale mondo passato per riuscire a sopravvivere in uno che, di bello ed armonioso, ha davvero poco.

Adelinda Allegretti
Como, 6 novembre 2009

 

E' possibile recuperare l'infanzia? Per molti questa ricerca è una semplice chimera; il disperato tentativo di provare una felicità forse mai esperita. Per pochi un dovere; la paradossale conclusione di un processo di crescita. Questo vuol dire essere in grado di trasformare il paradiso perduto in un'utopia concreta. In gioco c'è nulla di meno che la realizzazione della propria esistenza. Ma per renderla concreta bisogna prima saper crescere. Il cammello e il leone sono passi indispensabili, pena l'inutile regressione nell'infantilismo. Come umanità abbiamo pagato a carissimo prezzo l'uscita dalla "immaturità auto- imposta", l'uccisione di dio, e per noi è rimasto l'inganno della ragione. La natura mitica, invece di essere scoperta e redenta, è stata ridotta a merce, un feticcio senza vita. La speranza ci rimane solo nelle rappresentazioni dell'immaginazione, nell'irrealtà dell'apparenza. I paesaggi a noi familiari si trasformano in un mondo differente,dove le nostre fantasie trovano finalmente una realizzazione. E' questa la scoperta melanconica di una felicità che sappiamo di non poter raggiungere o, meglio, che ci è preclusa. Un quadro allora diventa una protesta contro la" vita che non vive", una promessa di felicità che non verrà mantenuta, a meno che non si sia disposti a esperire il mondo come nell'infanzia : un'eterna scoperta, un gioco..


Prof. Stefano Giacchetti Ludovisi
Docente di Estetica
John Cabot University, Rome

Le immagini suggestive di un pittore senza tempo

Un elfo, con lo sguardo vagamente perso nel vuoto che suona il flauto. E poi tante ninfe, ora bambine, ora donne, con le ali di farfalla che vagano nei boschi. I colori sono tenui, quasi smorzati ma egualmente lucenti e carichi di espressività. Un senso di tranquillità un'atmosfera di favola che ti fa tornare indietro nel tempo senza, però, allontanarti dall' esperienza vissuta. Una celebrazione della natura stessa che, attraverso una rivisitazione in chiave magica e mitologica, riacquista quella dimensione vitale al giorno d'oggi troppo spesso dimenticata. E se la trasfigurazione del reale, potrebbe, apparentemente, sembrare la negazione di ciò che ci circonda là, invece, proprio con il recupero della fantasia che si compie la restituzione all' umano di tutte le proprie, legittime, potenzialità. 

Senza la fantasia, che ci permette di partecipare emotivamente al fluire delle stagioni non è possibile cogliere la vera essenza delle cose. 

La sua è una reinterpretazione con l' occhio dell' uomo moderno di quelle situazioni e di quegli elementi caratteristici della tradizione favolistica occidentale. L'amore per le cose antiche, quelle che Cagnetti definisce "ben fatte", che nasce nell'animo di chi subisce il fascino della memoria storica, certo che non c'è presente senza passato. Ecco, quindi, che la sua esperienza artistica diventa un aggirarsi, ora con sospetto, ora con curiosità , tra le cose del passato e del presente, in cerca di un'esistenza sospesa nel tempo.

 

di Evandro Ceccarelli

L'originalità dell'artista comunica, già di per sé, una personale visione del mondo. Tale è l'impressione che si riceve nell'osservare le opere di Fiorello Cagnetti: ogni quadro, nell'apparente staticità e compostezza dei soggetti, nell'equilibrio delle forme e dei colori, nell'evanescenza degli sfondi, che rendono le immagini brevi spaccati di mondi fantastici, esprime una notevole tensione comunicativa.  Ogni singolo elemento, ogni personaggio acquista una valenza simbolica, persino degli elementi tratti dalla realtà naturale viene fatta una rappresentazione emozionale. Eppure, in antitesi al simbolismo dei "folletti" che popolano l'animo dell'artista, il pittore traduce le sue visioni fantastiche con un vivido realismo, con una cura meticolosa del particolare e un uso calcolato del colore. Tutto contribuisce, in questo modo, a condurre il fruitore a considerare il recupero della fantasia, da opporre ad una realtà ormai troppo sfruttata e banale. Cagnetti propone, con moderna originalità e grande immediatezza, la fantasia come valore. Nelle sue opere, che sintetizzano soggetti fantastici e razionalità espressiva, sono protagoniste, in un incontro-scontro, ragione e fantasia. Egli oppone all'evidenza della realtà che tutti conosciamo, l'inesauribile vitalità della mente creatrice; tracciando, in questo modo, un delicato sentiero da percorrere per spezzare la monotonia di un mondo troppo conosciuto e troppo detto.

di Deborah D'agostino

Cagnetti ci conduce attraverso le sue opere, a metà punto fra il disegno e l'olio, in un viaggio immaginario al di là del tempo che non ha i caratteri del sogno ma i riferimenti della favola.

di Virginia Catanesi

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di

Fiore  Cagnetti

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